violetta

psichiatri giù le mani dalle nostre esistenze!

Documenti — Inviato da violetta @ 20:22
Psichiatri giù le mani dalle nostre esistenze !!! Dall’1 al 4 aprile si terrà a Firenze un convegno internazionale di psichiatria organizzato dal WPA (World Psychiatric Association), durante il quale psichiatri, esponenti delle multinazionali del farmaco e associazioni di familiari faranno il punto della situazione sui trattamenti attualmente in uso per i cosiddetti “disturbi mentali” e pianificheranno nuovi sistemi di intervento a livello mondiale.Leggendo il programma di questo mega-congresso ci si rende subito conto di come oggi la falsa scienza psichiatrica abbia notevolmente ampliato il proprio campo d’intervento.Invadendo le nostre esistenze, sminuisce le sofferenze umane riducendole a disturbi biochimici della mente, sempre più interpretati come patologie genetiche del soggetto.Se è vero che assistiamo ad una sistematica diffusione delle disagio, è vero anche che le cause vanno ricercate nella società in cui viviamo e nello stile di vita che ci viene imposto che esige sempre più efficienza e concorrenzialità. In cambio ci viene offerta una precarietà sempre più diffusa che genera senso di inadeguatezza e ostacola prospettive di emancipazione.Come risposta a ciò abbiamo la medicalizzazione di quelli che sono gli eventi naturali della vita e di quei comportamenti non conformi agli standard sociali. Le reazioni dell’individuo al carico di stress cui si trova sottoposto vengono interpretate quali sintomi di malattia e le risposte che riceviamo sono sempre dello stesso tipo: diagnosi-etichetta e cura farmacologica.Noi tutti scontiamo il peso di questa odierna esondazione psichiatrica, che ha portato alla medicalizzazione delle nostre vite dalla crescita – attraverso malattie create ad hoc per bambini vivaci – fino alla vecchiaia, intromettendosi fin nella nostra sfera più privata laddove pretende di “curare” il nostro approccio al cibo, alla sessualità e alla sofferenza.Alcuni ambiti di ingerenza della salute mentale derivano dal passato: pensiamo alle nuove forme di “isteria femminile”, legate al ciclo mestruale, alla gravidanza, al parto e alla menopausa, come se i problemi dell’essere donna oggi fossero legati alla biologia. Altri settori di intervento sono invece più nuovi come l’inquietante psichiatrizzazione dell’infanzia e il ritorno in auge dell’etnopsichiatria.In un sistema economico e sociale basato sulla disuguaglianza e sulla discriminazione, espliciti bisogni, come quello dell’autodeterminazione, dell’integrazione, del lavoro e della casa, vengono considerati e trattati come disturbi della mente.In Italia, nonostante la tanto decantata chiusura dei manicomi, questi continuano ad esistere nei servizi psichiatrici territoriali in cui si riscontrano gli stessi meccanismi lesivi delle libertà individuali (etichettamento, esclusione, ecc) e le medesime pratiche coercitive (TSO, costrizione ai letti, farmaci come nuove camicie di forza, pratiche aberranti come l’elettroshock). Sempre pronta a pubblicizzare nuove ed inesistenti malattie allo scopo di allargare il proprio bacino d’utenza per arricchire le tasche delle multinazionali farmaceutiche, la psichiatria serve ad arginare qualsiasi critica sociale e a normalizzare quei comportamenti ritenuti “pericolosi” poiché non conformi al mantenimento dello status quo, al fine di estendere il controllo sociale e la possibilità di intervento normalizzante da parte delle istituzioni. 

Siamo qui per contestare ancora una volta il perpetuarsi di tutte le pratiche psichiatriche e per smascherare l’interesse economico che si cela dietro l’invenzione di nuove malattie per promuovere la vendita di nuovi farmaci.

Non lasciamo in pace chi porta avanti da più di un secolo una guerra quotidiana contro la libertà individuale!


collettivo antipsichiatrico Violetta Van Gogh - Firenze    [www.violetta.noblogs.org]
collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud – Pisa             [www.artaudpisa.noblogs.org]

operatore don't cry

Documenti — Inviato da violetta @ 19:59
INTRODUZIONE  Due righe per chiarire il senso di questo scritto. In anni di collettivo abbiamo incontrato  persone legate al circuito psichiatrico in varie maniere, dal reparto ospedaliero, alle case famiglia o centri diurni, fino alle vere e proprie strutture residenziali.Le testimonianze della vita all’interno di una struttura, salvo rari casi e a posteriori, provengono per la maggior parte dai racconti degli operatori, alcuni membri del collettivo stesso, altri persone conosciute nel corso del tempo. Per questi motivi, ci preme portare avanti una riflessione sull’importanza del ruolo che può assumere chi lavora nel settore psichiatrico e su come un modo di porsi, piuttosto che un altro, possa contribuire a cambiare, sia la semplice quotidianità dell’utente, sia i dispositivi che costituiscono la struttura di cui fa parte.Ci sembrava doveroso, vista l’attuale condizione del terzo settore, ormai subordinato completamente a logiche di profitto, di interessi elettorali e di puro controllo sociale, rompere il silenzio, per non lasciare da solo chi usufruisce dei servizi e chi vi lavora...La differenza  all’interno di organizzazioni operanti nel sociale fra chi è preposto al controllo e chi lo subisce si basa sulla storia personale degli individui, sulla loro fortuna o meno e sulla loro capacità  di non deviare da quelle  linee di comportamento che, nella nostra società, caratterizzano una persona integrata ed esente da “patologie mentali”. Pensiamo solamente a quanto potrebbe attualmente essere diversa la nostra esistenza se fossimo nati dall’altra parte del mondo: reclusi in un cpt, morti senza nome in un cantiere edile, vendute a qualche pappone o in fuga da una guerra.. lo stesso principio di casualità regola la nostra stabilità emotiva e la capacità di mantenerla, come d’altronde, la nostra posizione sociale.Tutto questo discorso deriva da ciò che pensiamo dovrebbe essere il “sociale”: una zona temporanea di transito in cui non si “prende in carico” la persona, ma ci se ne prende cura, avendo come obiettivo non la sua conformazione sociale , ma la sua autoderminazione e il suo benessere. Un agire non pregiudiziale da parte degli operatori è l’unico modo per incrinare l’immobilità del dispositivo psichiatrico,dal momento che la quotidianità di una struttura é data da chi la attraversa.Il migliore operatore è quello che sa rendersi inutile!              

OPERATORE DONT CRY: UN POSSIBILE SENSO COMUNE AL NOSTRO OPERARE

 Spesso nelle riunioni a cui partecipiamo (là dove ancora vengono fatte) ci viene sottolineata la valenza fondamentale del gruppo e l'integrazione dei saperi in riferimento alle diverse figure professionali, come se questo fosse un fatto che si sviluppa da sé.Nelle varie figure che abitano il sociale sussistono competenze con mansionari diversi che difficilmente possono integrarsi (cosa hanno in comune uno psicologo e un infermiere, un educatore e uno psichiatra, un assistente sociale e un operatore socio sanitario o assistenziale?). Ebbene esiste uno “strumento” che pone ogni operatore del nostro settore, a prescindere dalla qualifica professionale, come trasversalmente competente rispetto al lavoro con gli ospiti di qualsiasi struttura: l'ascolto.L'ascolto é ciò che valorizza la parola di chi versa in condizione di criticità psico-fisico-sociale, poiché il silenzio accorto di chi ascolta restituisce, almeno in parte, i contenuti del discorso (lamenti, deliri,ecc) di chi é ascoltato al fine di renderlo cosciente e responsabile, in modo non intrusivo e non direttivo, del suo dire e agire. Quindi questo strumento mostra a chi parla l'importanza della sua parola, operando una prima manovra essenziale della cura; non è l'effetto rapido quello che si causa, ma attraverso la parola si dà la possibilità a chi si trova in difficoltà  di incontrare la fissità della sua ripetizione, consentendo così un primo sblocco.L'ascolto inoltre strappa il rapporto tra operatore e utente all'assistenzialismo e alla passività, ponendo le basi di una relazione diversa, in cui l'utente non é più solo vittima non cosciente del suo lamento- delirio, ma ne è anche responsabile non colpevole, poiché é  quella inconsapevolezza che l'ascolto vuole colpire. Ma la realtà  all’interno del lavoro sociale, nel quale abbiamo deciso di impegnarci oltre che impiegarci, ha sempre più a che fare con il discorso medico/psichiatricoche fonda la cura sul farmaco e su una base fenomenologica e osservativa.La riduzione della psiche a cervello, epitaffio tombale che sancisce la morte del soggetto umano sulle forche caudine della psichiatria positivista, condensa patologicamente in sé il trionfo dello psicofarmaco per ogni evenienza in barba ai rapporti umani tra esseri senzienti.  La logica psichiatrica, si configura falsamente come criterio neutro, ma di fatto é al servizio delle case farmaceutiche che fanno degli utenti dei nostri servizi galline dalle uova d'oro. Il metodo medico/osservativo che indaga i processi mentali é limitante, poiché interpreta  comportamenti e cognizioni come sintomi di patologie, misconoscendo il  potere introspettivo e analizzante della parola. Questa metodologia coglie il fenomeno nella sua frazione minimalista, ma non il soggetto nella sua complessitàOgnuno di noi può essere un buon operatore, se accosta alle capacità personali e professionali un  ascolto effettivo, non pregiudiziale. Altrimenti  il tempo per noi operatori non sarà altro che attesa di burn-out, categoria anche questa necessaria ai criteri dominanti del terzo settore  per coprire  le proprie carenze formative e strutturali.   OPERATORI SOCIALI O “EDUCATORI EMBEDDED” AL SISTEMA PSICHIATRICO? (“embedded” cioè incassare, inserire; termine usato per i giornalisti di guerra americani ai quali vengono somministrati programmi psicologici/abilitativi alle logiche di guerra che non prevedono il contraddittorio e la divulgazione di notizie scomode)  Il mestiere dell'educatore/operatore sociale nasce e si sviluppa, in particolare, negli anni '70 quando il sistema prevalente di educazione scolastica e professionale viene messo in crisi dagli sconvolgimenti causati dai moti del decennio precedente.Nel 1978 Basaglia sferra un duro colpo alla cultura psichiatrica, attraverso la legge 180, aprendo i reparti e denunciando le orrende condizioni di vita degli internati. Questo fu un primo passo di cui non neghiamo l’importanza, ma ci preme ricordare che da ormai più di quarant’anni non solo siamo fermi, ma stiamo regredendo molto rispetto ai presupposti dello spirito basagliano.Prima di tutto, la legge 180 ha il limite di non intaccare ciò che sta alla base del cosiddetto pregiudizio psichiatrico: si continua a considerare gli utenti dei “malati di mente”, la psichiatria organicista come l’unico metodo di cura valido e una reale possibilità di autonomia e reinserimento della persona nella vita sociale è ancora un lontano miraggio.E’ vero infatti che i manicomi sono stati smantellati, nel senso che non vengono più ricoverate altre persone,ma molti degli internati rimangono ancora oggi tali, perchè le case- famiglia, teoricamente strutture intermedie fra l’ospedalizzazione e la libertà,sono pensate e gestite in modo tale che nessuno riesce a svincolarsi e a vedere un termine a questo percorso.Permane inoltre, il trattamento sanitario obbligatorio, procedura che dovrebbe essere d’urgenza, ma che viene applicata troppo spesso in tutta quella serie di situazioni che poi diventano la normalità e la norma. Come abbiamo già detto, farmaci e procedure d’urgenza coercitive sopperiscono ad una buona qualità del lavoro sociale: senza una relazione di cura le persone vengono contenute fino al ripetersi della “crisi” successiva, cui si risponderà con gli stessi mezzi, avviandole così ad un percorso di cronicizzazione senza fine.“Perciò la critica va portata alla radice, al giudizio psichiatrico.Infatti, definire malata di mente  una persona implica che tutto quello che fa, dice,sente, viene considerato privo di senso.L’uomo privato della produzione di senso e dell’attribuzione di responsabilità non esiste più.In un mondo dove ognuno è solo con il proprio dolore.” ( G.Antonucci,”Critica al giudizio psichiatrico”).L’essere umano é caratterizzato dalla sua unicità e irripetibilità, dall’essere soggetto all’incertezza, dal suo costante divenire. E sono proprio queste peculiarità umane a costituire un ostacolo all’esigenze della scienza che, per suo statuto, ha bisogno di dati certi ,verificabili, ripetibili.Per questo motivo, quando le necessità del discorso scientifico vengono applicate alla persona si configurano sempre come perverse, rendendo i soggetti cavie da laboratorio.Il risultato é che ogni specificità viene appiattita e qualità propriamente umane, quali la tolleranza alla diversità,  la creatività, l’immaginazione vengono annientate dall’ottusa necessità di adeguazione e bieca uguaglianza.Su quest'ultimo punto si gioca il fattore differenziale tra quegli operatori che  si adeguano al sistema, strutturando il proprio agire “educativo” in conformità alle esigenze dominanti, e chi, invece, cerca le forme possibili per sottrarsi a queste esigenze (strategie etiche).Lavorare così , sul filo di lana, tra il mansionario che non lascia spazio e il desiderio che sentiamo nel nostro lavoro di tessere reti di relazioni funzionali agli ospiti e non all’azienda, può causare ripercussioni per ognuno, che vanno dal burn-out, all’angoscia, fino alle varie forme di crisi di panico.Questi effetti che la psicopatologia attribuisce, con leggerezza mirata, a derive mentali, sono in realtà forme di eccesso di adattamento al discorso imperante poiché costringono, attraverso una mancanza di coscienza di ciò che facciamo, ad allontanarci dal nostro desiderio soggettivo e dai nostri principi etici.Queste considerazioni riflettono una modalità operativa che ha prodotto nel tempo con la visione organicistica del soggetto umano (la psiche ridotta a cervello), operatori che sono costretti, spesso non coscientemente, ad identificarsi con la  catena produttiva che eroga servizi alla persona. L'utente psichiatrico diventa un malato, privato di diritti e responsabilità, una non-persona con la quale é impossibile, anzi addirittura in talune strutture é sconsigliato instaurare relazioni. Quando poi, in esileranti riunioni, ci viene riferito che il “tal ospite” ha avuto dei miglioramenti, grazie ai colloqui con coloro che ci spingono ad applicare nel nostro lavoro una logica di mero contenimento, il paradosso diviene stritolante. I professionisti del disagio, dati alla mano, grafici e power point ci illustrano chi sono le persone con le quali noi condividiamo la quotidianità.... e loro due ore al mese se va bene.Dopo aver ridotto ogni possibilità critico/soggettiva degli ospiti all’assunzione passiva della terapia, sembra che vi sia la necessità di strutturare un'altro passaggio che questa volta riguarda noi operatori: hanno bisogno del nostro consenso e, per far sì che questo effetto scaturisca senza sbavature,  ci viene richiesta un’identificazione acritica al mansionario che ci viene affidato Invece di costruire una rete in cui le varie figure professionali forniscono un tessuto connettivo per l'ospite nel quale, al limite, il farmaco ha valenza di supporto, gli operatori, ingabbiati nella logica del discorso medico psichiatrico (psicofarmaci! non parole), sono ridotti alla stregua del farmaco.Ritenere gli operatori erogatori di mansioni che suppliscono le supposte incapacità della persona/utente significa inserire la relazione in un quadro meramente assistenziale/ergonomico, ossia in una scala valoriale in cui ciò che conta é soltanto la mera funzionalità della “macchina sociale”, poiché la produttività é il solo parametro valido nelle società a capitalismo avanzato (anche se al sociale del capitalismo toccano solo gli avanzi).Non siamo strumenti erogatori di funzionalità sistemico-ergonomiche, né tantomeno  esecutori di un pensato belle pronto, ma complessità disponibili all'altrui complessità; ascoltatori dell'angoscia degli ospiti delle nostre strutture e anche, per non far confusione, delle nostre stesse angosce.Se nel contesto produttivo per fare una materia particolare occorre partire da un materiale generico e informe ( per fare un tavolo occorre il legno) nel contesto sociale è la particolarità che costituisce l'insieme: il paradosso è il nostro pane. Non é il cane che muove la coda, ma bensì la coda a muovere il cane. Seguendo ancora questa metafora, pur non essendoci più un padrone vero e proprio, poiché é semplicemente il capitalismo a dettare i tempi costringendoci ad esere contemporaneamente  produttori e consumatori , o se si vuole padrone e proletario, non ha più molto senso abbaiare la differenza in faccia a chi non vuole capire, ma almeno non scodinzoliamo al sistema.    CONCLUSIONE Per quanto complesse siano le tematiche inerenti la scelta di fare un lavoro come il nostro,alle quali si aggiungono quelle del lavoro di gruppo, le possibili manipolazioni degli utenti e gli strumenti spesso inadeguati che i finanziamenti ci offrono, dobbiamo avere la forza e la lucidità, per comprendere che la soluzione non può essere la chiusura all’interno del ruolo che ci viene affidato dal mansionario.Il personale addetto alle pulizie, l’infermiere, l’educatore, l’operatore, passano molto più tempo con gli ospiti di uno psichiatra o di uno psicologo, ma il  mansionario gli lascia  pochissimi varchi per approfondire o instaurare una relazione e li rende mero braccio operante.Sembra poi vi sia la volontà di non far scomparire l’utenza, cosa che dovrebbe essere il fine ultimo di qualsiasi servizio, ma di mantenerla cristallizzata nella situazione in cui la si conosce o al limite di nasconderla alla società. Le persone sono ingabbiate in diagnosi croniche e rinnovabili, impossibilitate ad uscire da strutture che funzionano da parcheggio, a considerare la loro “malatttia” transitoria come tutte le altre. Agli ospiti delle strutture psichiatriche viene negato anche l’immaginario e noi operatori li aiutiamo a passare meglio possibile il tempo che intercorre tra l’internamento e il trasferimento in un r.s.a che li aspetta alla soglia della vecchiaia e della non autosufficienza.In un quadro di questo tipo, “psichiatrici” e “marginali” hanno solo la “libertà” di scambiarsi queste due diagnosi e noi operatori, solamente quella di aiutarli a capire che la società ha bisogno di sentirsi normale...magra consolazione.                                                
 

autofinanziamento violetta

Documenti — Inviato da violetta @ 16:38

                  VENERDI' 12 DICEMBRE 2008:

         SERATA DI AUTOFINANZIAMENTO DEL COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO

         VIOLETTA VAN GOGH !

   CENA BENEFIT +  concerto con gli APUA MATER,

       cyberfolk da Carrara....

  al c.s.a Next Emerson, Via di Bellagio 15. bus 2-28

     


T.S.O. PER ORDINE PUBBLICO Marzo 08

Documenti — Inviato da violetta @ 12:25

Altro che 180, altro che democraticizzazione della psichiatria…

Oltre hai già noti servizi psichiatrici territoriali, nati dopo la tanto decantata chiusura dei manicomi, la psichiatria dilaga nella società anche sotto altre forme, rivolta in questo caso a chi gli psichiatri stessi non possono definire “paziente da curare”.

 

Premettendo che per noi nessuno è da curare dalla coercizione psichiatrica, ci sembra comunque ancora meno accettabile il ricorso al Trattamento Sanitario Obbligatorio in caso di sfratto.

Non è la prima volta che capita a Firenze. Già qualche anno fa avevamo denunciato il caso di una donna marocchina sfrattata per morosità, portata via sotto sedativi somministratigli da medici e paramendici del 118 al momento dell’esecuzione dello sfratto stesso perché mostrava segni di forte agitazione! La donna in questione, per giunta, era anche incinta, nonché madre di una bambina piccola con cui sarebbe finita in mezzo a una strada.

 

L'11 gennaio 2008 il T.S.O. è toccato a Franco Bellini, 72 anni,  invalido al 100% di Scandicci, durante lo sfratto, o meglio l’esproprio della sua casa di Scandicci sulla quale dovrà passare la terza corsia dell’autostrada.

I giornalisti indignati, gli psichiatri indignati, ma intanto lui è stato sedato, portato via da una casa di sua proprietà, cariato in ambulanza e ricoverato in un reparto psichiatrico. E tutto questo perché non voleva abbandonare la sua abitazione, i suoi pianoforti, la sua terra, i suoi animali. Sembrerebbero più che legittime le sue rivendicazioni, così come la sua ferma volontà di non lasciare ciò che era suo e a cui era legato. La sua lunga lotta contro la società Autostrade, iniziata già negli anni ’50, visto che l’autostrada stessa passava a un metro da casa sua, si è così conclusa nel peggiore dei modi. Dopo il reparto, all’uomo è stato riservata una camera in albergo, la promessa di un indennizzo, ma solo la promessa, e dei soldi per una nuova casa che corrispondono a circa un terzo del valore della casa abbattuta. Oggi il signor Bellini e l’anziana moglie sono ancora in albergo, ma non più a spese del Comune che si è limitato a pagare fino al 21 febbraio, mentre dei soldi dell’indennizzo non se ne parla proprio. (Per approfondire la storia vedi articoli di seguito allegati). (Continua)

Roba da psichiatri

Documenti — Inviato da violetta @ 20:41

Riceviamo dal collettivo Antonin Artaud di Pisa e molto volentieri pubblichiamo.

Con la pubblicazione di questo racconto il collettivo Antonin Artaud si pone come megafono della storia di una giovane donna che da un momento all'altro ha visto scatenare contro di sé una violenza inaudita da parte della psichiatria.
La ragazza è stata condotta in un reparto psichiatrico contro la sua volontà e contro quella dei suoi familiari, e sottoposta a un bombardamento farmacologico tale da farle rischiare la vita, che le ha provocato danni fisici irreversibili.
Abbiamo deciso di rendere pubblica questa vicenda con l'intento di mettere in luce i veri meccanismi con cui, in pratica, opera la psichiatria e nella speranza che sempre più persone trovino il coraggio di denunciare gli abusi subiti.

Roba da psichiatri

Sono una ragazza di 33 anni ed abito in Versilia.. Nell'ottobre 2005 ho subito un T.S.O.  (Continua)

Cosa c’entrano gli sfratti con gli usi e gli abusi psichiatrici?

Documenti — Inviato da violetta @ 11:49

Vogliamo denunciare uno dei tanti sfratti che quotidianamente vengono eseguiti a Firenze.

E’ la storia di una giovane donna, incinta di sei mesi, mamma di una bimba di 10 anni, di origine marocchina e cittadina italiana da dieci anni...

Trovandosi in difficoltà a pagare 1200 euro di affitto al mese, si rivolge ai servizi sociali per avere un aiuto economico. L’assistente sociale, anziché proporre una soluzione abitativa, le fissa un appuntamento con lo psichiatra. Siamo a febbraio del 2004.

Intanto il tempo passa senza che la situazione cambi. Il giorno dello sfratto, fissato per il 3 dicembre, nonostante l’ufficiale giudiziario avanzi l’ipotesi di rinviare il provvedimento di un mese, l’assistente sociale insiste per una soluzione inadeguata e crudele: il ricovero coatto in psichiatria!

Quindi arriva un’ambulanza e, nonostante la donna mostri un certificato medico che le prescrive riposo per il rischio di aborto, viene bloccata in un angolo da cinque uomini, gettata sul letto e, tenuta ferma, le vengono praticate due iniezioni pesantissime per sedarla. Si saprà, diversi giorni dopo, che i farmaci in questione sono due neurolettici (antipsicotci), Largactil e Farganesse, quest’ultimo è un antistaminico che amplifica e potenzia l’effetto degli antipsicotici, con il risultato di una sedazione immediata. Questi farmaci, che provocano in genere gravi conseguenze,  possono avere, come sottolineato anche dal Ministero della Salute, “effetti dannosi sul feto in qualsiasi periodo della gravidanza. E’ importante tenere sempre presente questo aspetto prima di effettuare una prescrizione in una donna in età fertile. Questi farmaci possono alterare la crescita e lo sviluppo funzionale del feto, o avere effetti tossici sui tessuti fetali”.

Subito dopo, con una diagnosi di “agitazione psicomotoria dovuta allo sfratto” (oltre al danno la beffa!), la donna viene ricoverata nel reparto di psichiatria a S. M. Nuova con una proposta di T.S.O.In realtà il medico e gli infermieri dell’ambulanza, oltre a tutti i presenti, complici del violento sfratto, hanno messo in pratica un vero e proprio sequestro di persona! Non si può parlare di trattamento sanitario obbligatorio infatti perché: non c’è stata una visita psichiatrica, non é stato convalidato il T.S.O. da un secondo medico del servizio pubblico, come d’obbligo di legge, quindi mancava ovviamente anche il provvedimento del Sindaco e la conseguente notifica. Come se tutto questo non bastasse, la persona non è stata informata né su quali psicofarmaci le hanno forzatamente iniettato, né sulla struttura di ricovero.

Al risveglio, diverse ore dopo, lo psichiatra di turno in reparto non le comunica il regime di ricovero e, mentendo, dice che deve rimanere lì per sette giorni come se fosse in T.S.O., compiendo così un abuso in atti d’ufficio. Dopo tre giorni di reclusione, le conseguenze dei maltrattamenti subiti le provocano una minaccia d'aborto: passerà dodici giorni in ginecologia a Torregalli.

In un sistema economico basato sulla disuguaglianza, un esplicito bisogno economico e sociale, come quello della casa, viene considerato e trattato come un disturbo della mente. Tutto ciò prefigura il completo spostamento del disagio sociale, e in primo luogo abitativo, all’interno di problematiche psichiatriche. Spostare il problema, facendo passare una contraddizione sociale come una malattia organica o mentale serve a estendere il controllo e la possibilità di intervento.

E’ evidentemente più funzionale etichettare un individuo come pazzo ed escluderlo, mascherando così la contraddizione, anziché affrontare i problemi reali di ognuno. Sono tante le persone che da anni marciscono nelle liste d'assegnazione dell'ufficio casa. Il T.S.O. immediato e la prescrizione di psicofarmaci non devono diventare possibili risposte.

Del resto l’esclusione sociale ha radici antiche: nel 1657 nasce a Parigi il prototipo dei futuri manicomi, l’Hôpital  général, per recludere poveri e mendicanti.Per il sistema dominante è stato da sempre più accettabile un “pazzo” rinchiuso in manicomio che l’evidenza della disfunzionalità del  sistema stesso.

Oggi le cose sono solo apparentemente cambiate. La tutela dei diritti, rappresentata dalla legge in vigore, viene frequentemente elusa dalla psichiatria con la connivenza politica.

Nella nostra esperienza di collettivo antipsichiatrico, e dopo un anno di Telefono Viola, abbiamo raccolto numerose testimonianze e denunce sugli abusi della psichiatria. La storia che abbiamo raccontato non è un caso isolato. Abbiamo visto la psichiatria all’opera con i bambini, con la sperimentazione di farmaci potenzialmente mortali, conosciamo la pratica dell’elettroshock per la “cura” di sofferenze esistenziali e denunciamo ogni giorno le pratiche coercitive che la contraddistinguono. 

La psichiatria esce allo scoperto e si mostra nel ruolo che più le compete, una forma subdola e violenta di controllo sociale!


Dalla padella alla brace

Documenti — Inviato da violetta @ 12:39

...OVVERO LE NUOVE PROPOSTE DI LEGGE IN MATERIA PSICHIATRICA

Intro

La psichiatria, le sue forme, i suoi strumenti sono resi inattaccabili dal silenzio di cui sono riusciti a circondarsi, grazie alla falsa legittimazione scientifica di cui godono e al pregiudizio sociale, intorno alla cosiddetta "malattia mentale".
Anche grazie a questo silenzio, il governo di centro-destra, sta discutendo due nuove proposte di legge (la n°174, On. Burani Procaccini, ForzaItalia e la 152 On. Cè, Lega Nord), che prevedono forme emarginanti e criminalizzanti proprie di un secolo fa, e che si inseriscono in un più ampio disegno, già attuato dal centro-sinistra, di smantellamento totale dello stato sociale e di privatizzazioni selvagge degli enti pubblici.

Attualmente le istituzioni psichiatriche sono regolate dalla 180, o legge Basaglia, così detta dal nome del suo ispiratore.
Approvata nel 1978, la 180 racchiude le istanze della nuova corrente di "psichiatria non autoritaria", nota come "Psichiatria Democratica", composta soprattutto da chi già aveva lavorato all'interno delle istituzioni manicomiali e che adesso si poneva come obiettivo principale la riforma in senso democratico delle strutture psichiatriche e della psichiatria stessa. Proprio per questo la proposta principale della nuova legge riguardava la chiusura dei manicomi, di cui non si riconosceva più la funzione terapeutica. Dopo 24 anni dalla sua entrata in vigore, gli effetti della legge sono comunque parziali, a causa di limiti oggettivi presenti nella legge stessa e nei presupposti che l'hanno ispirata.
La critica della 180 alle istituzioni manicomiali non ha infatti alcun senso visto che essa mantiene inalterato il principio di MANICOMIALITÁ, in base al quale chiunque può venire arbitrariamente etichettato come "malato di mente" e quindi, rinchiuso, emarginato e invalidato socialmente.
Riconoscendo la possibilità di ricorrere a pratiche quali l l'elettroshock e il Trattamento Sanitario Obbligatorio, e conservando istituzioni come l'Ospedale Psichiatrico Giudiziario, la riforma non intacca minimamente l'aspetto totalitario e coercitivo che da sempre caratterizza la psichiatria.
Inoltre, nonostante le istituzioni manicomiali vengano in parte smantellate, il manicomio continua comunque ad esistere attraverso le nuove strutture psichiatriche che lo sostituiscono (tra cui i reparti ospedalieri, le case-famiglia, i Centri di Igiene Mentale), le quali, dietro l'ipocrita maschera, spennellata di demagogico buonismo catto-italiota, continuano a portare avanti le uniche funzioni di cui la psichiatria è capace: la repressione e il controllo sociale.
Piccoli appartamenti prendono il posto di grandi camerate; i trattamenti psicofarmacologici si sostituiscono alle più "inumane" strutture di contenzione.
Ma la psichiatria continua a ghettizzare in microcosmi protetti e separati chi, sulla base di giudizi morali privi di fondamento scientifico, è ritenuto diverso, improduttivo, pericoloso socialmente, o più semplicemente chi non ha intenzione di ritenersi malato e di subire violenze spacciate per cure dal fantomatico risultato.
I limiti della 180, mettono in evidenza l'impossibilità di riformare in senso democratico una disciplina che, come la psichiatria, democratica non è e non potrà mai essere, data la sua incompatibilità con la libertà umana, il diritto alla differenza e il suo essere inevitabilmente asservita alle logiche del potere dominante che l'ha inventata per annullare qualsiasi tipo di dissenso.

Si riportano qui di seguito, in maniera riassuntiva, gli aspetti più importanti delle due proposte di legge.

PROPOSTA DI LEGGE N° 174

D.S.M. (Distretto di Salute Mentale)


Si occupa della prevenzione e della cura delle malattie mentali e dipende dalla A.S.L. (Azienda Sanitaria Locale).
Il responsabile è uno psichiatra nominato dalla A.S.L. senza obbligo di consultare le associazioni dei familiari.

I D.S.M. comprendono:

C.S.M. (Centro di Salute Mentale)
(10 posti ogni 100000 abitanti).

Ha la responsabilità delle cure del paziente;
Svolge attività d'urgenza 24h /24;
Ha il compito di curare a domicilio, anche in caso di emergenza;
Prevede l'Ergoterapia (riabilitazione tramite il lavoro);
Prevede il day-hospital;
Organizza e controlla l'inserimento in altre strutture;
vVerifica periodicamente lo stato di salute del paziente.

S.R.A. (Struttura Residenziale con Assistenza Continuata)
(80 posti letto ogni 100000 abitanti)

Sono previsti 3 S.R.A per regione, suddivisi in 3 gruppi:
- giovani dai 14 anni in poi
- adulti
- anziani.
Si occupa di effettuare interventi non erogabili a domicilio o nei day-hospital;
Svolge attività ricreative.

OSPEDALI E CLINICHE UNIVERSITARIE

Gli ospedali e le cliniche universitarie possono avere un reparto psichiatrico.
Almeno un ospedale ogni 500000 ab. deve avere un Pronto Soccorso Psichiatrico.

T.S.O. (TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO)

T.S.O. D'URGENZA:

Deve essere convalidato da uno psichiatra;
Ha validità massima 72 ore, non è rinnovabile e può essere effettuato in caso di rifiuto delle cure ospedaliere.
Può essere richiesto da chiunque ne abbia interesse.

A DOMICILIO O AL C.S.M.:
Deve essere confermato da due psichiatri, di cui uno dipendente da una struttura pubblica.
Ha Durata massima di due mesi rinnovabile.
Nei reparti di psichiatria il T.S.O. può essere protratto solo a scopo diagnostico e, dentro i reparti ospedalieri, non può essere protratto oltre i 2 mesi.

PROPOSTA DI LEGGE N° 152

Le regioni provvedono alla chiusura o riconversione degli ospedali psichiatrici in C.S.M. o comunità riabilitative.
Nel caso in cui le strutture non possano essere riconvertite, dovranno essere vendute al fine di ricavare i fondi per la realizzazione di nuovi edifici.
Il personale già presente verrà integrato nelle nuove strutture

STRUTTURE

DIPARTIMENTI DI PSICHIATRIA
(1 ogni 100000-150000 abitanti)

Competenze:
Coordinamento e programmazione di prevenzione, diagnosi, terapia e riabilitazione per adulti;
Collaborazione e coordinamento con i servizi rivolti alla prevenzione, diagnosi, terapia e riabilitazione dei disturbi psichiatrici dell'infanzia, dell'adolescenza, delle patologie involutive cerebrali psicogeriatriche, delle sindromi alcolcorrelate, delle patologie connesse alla farmaco dipendenza e tossicodipendenza;
Consulenza ai familiari;
Consulenza sulle patologie non psichiatriche ma psicosomatiche;
Educazione sanitaria a insegnanti e studenti;
Formazione professionale;
Raccolta di informazioni e promozione delle metodologie di lavoro;
Controllo sul funzionamento delle strutture private psichiatriche convenzionate;
Verifica della esecuzione corretta dei T.S.O.

Personale amministrativo e ausiliare:

psichiatra;
psicologo;
assistente sociale;
infermiere professionale;
terapista della riabilitazione psichiatrica e occupazionale;
educatore professionale;
Si prevede inoltre la consulenza obbligatoria del Giudice Tutelare.

C.S.M.
(1 ogni 50000-75000 ab.)

Competenze:
Diagnosi, cura e riabilitazioni (ambulatoriale o domiciliare);
Visite specialistiche;
Consulenza e programmazioni delle terapie;
Educazione sanitaria e prevenzione;
Presa in carico del paziente tramite la convalida dei T.S.O.;
Servizio di informazione e assistenza psicologica ai familiari;
Fornisce informazioni al tutore e al medico
Assicura al paziente esami periodici a domicilio (con cadenza almeno trimestrale);
Svolge prestazioni di soccorso domiciliari.

SERVIZIO PSICHIATRICO DIAGNOSI E CURA
(1 posto letto ogni 10000 abitanti)

Sono i reparti ospedalieri in cui vengono ricoverati i pazienti sottoposti a trattamenti sanitari volontari o obbligatori

PRONTO SOCCORSO PSICHIATRICO
Negli ospedali con reparti psichiatrici provvede agli interventi a domicilio e a quelli richiesti dal pronto soccorso generale.

S.R.P. (Strutture Residenziali Psichiatriche)

Si occupa della riabilitazione psichiatrica e delle attività di risocializzazione.
Le S.R.P. comprendono:

Comunità protette residenziali per malati cronici.
(max.20 persone - 3 posti letto ogni 10000 ab.);

Casa Alloggio per pazienti parzialmente autosufficienti.
(da 2 a 5 posti letto ogni 10000 ab.)

Centri Diurni Psichiatrici, day-hospital che si occupano di terapie intensive farmacologiche, terapie di gruppo e attività di tipo occupazionale e formativo.
(1 posto letto ogni 75000 ab.)

SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

Si occupa:
di prevenzione, cura e riabilitazione di patologie di natura psichiatrica degli adulti, dell'infanzia e dell'adolescenza;
di patologie involutive e cerebrali psicogeriatriche;
di sindromi alcoolcorrelate;
di patologie connesse a farmacodipendenza e tossicodipendenza;
di patologie psicosomatiche e di patologie non psichiatriche;
di consulenza e di educazione sanitaria sui temi di pertinenza psichiatrica del corpo insegnanti e degli studenti.

T.S.O.

T.S.O. D’URGENZA:

non supera le 72 ore e non è rinnovabile.
Viene effettuato perché il soggetto o "non essendo in grado di valutare il proprio stato di salute" rifiuta il trattamento col "rischio di un aggravamento del proprio stato".

T.S.O.

Ha una durata massima di 1 mese ed è prorogabile per un massimo di due volte;
Può essere richiesto dal medico di base, dalla guardia medica, da uno psichiatra o dal personale socio-sanitario del CSM.
Deve essere confermato da una equipe multidisciplinare del C.S.M.. Nel caso si ritenga necessario è previsto l'intervento della forza pubblica.

ALCUNE CONSIDERAZIONI.

La psichiatria ha il vizio di non chiamare mai le cose con il loro nome, e queste proposte di legge ne sono un esempio.
Lo sfruttamento della manodopera del paziente psichiatrizzato viene definita ERGOTERAPIA, tramite la quale il lavoro quasi a costo zero del paziente, viene addirittura elevato a rango di vera e propria cura ( una sorta di "Arbeit macht Frei" di hitleriana memoria..).
Oltre a questo, al lavoratore non resta quasi nulla del suo fantomatico EMOLUMENTO: ¾ di esso, infatti, sono destinati a pagare gli operatori e le strutture di cui l'individuo fa parte, quindi la sua galera e i suoi carcerieri, mentre solo ¼ è lasciato al fortunato lavoratore "reinserito" socialmente!
I pazienti psichiatrici inoltre verranno iscritti alle liste di collocamento per i portatori di handicap, cosa questa che fa riemergere il concetto di cronicità della malattia. Ciò significa che tutti coloro che hanno subito, anche solo una volta, un ricovero in psichiatria, verranno considerati "malati di mente" per tutta la vita, portandosi dietro tutte le conseguenze che questo comporta: venire definiti incapaci come persone e, quindi, insensati in tutto quello che si dice e che si fa.
Le proposte di legge presentano numerosi altri aspetti contraddittori.
Nonostante prevedano l'apertura di una enorme quantità di strutture differenziate e diffuse capillarmente sul territorio, esse in realtà incoraggiano con ogni mezzo le cure domiciliari.
In quest'ottica si inserisce l'iniziativa organizzata dall'A.S.L. di Pisa, pubblicizzata da un opuscolo intitolato: "Una famiglia? Impazzirei di gioia!". Si tratta di un simpatico libretto intriso di pietismo cattolico della peggior specie ("un po' di affetto è meglio di qualsiasi terapia"), con cui si invitano le famiglie ad adottare un paziente psichiatrico in cambio di £2.500.000 al mese.
E tutto questo prima ancora che le leggi siano entrate in vigore!!!! Quello che si vuole fare a Pisa è infatti già l'applicazione di quegli articoli di entrambe le proposte di legge in cui si prevede l'affidamento del presunto "malato".
Per risparmiare i soldi del servizio sanitario, le proposte di legge riconoscono la possibilità che il paziente venga affidato a un tutore o alla famiglia stessa, che verrà incoraggiata a tenersi i "malati" a casa dietro pagamento di vari incentivi.
I malcapitati pazienti verranno così ricondotti all interno delle loro famiglie, delle mura domestiche, in quei luoghi dove il più delle volte si generano e si sviluppano i problemi e i conflitti che vengono fatti passare come sintomi psichiatrici.
La psichiatria ha così la possibilità di ribadire che la pazzia non è altro che un problema individuale, una malattia, che come un'influenza o un raffreddore, colpisce gli individui indipendentemente dal contesto sociale e relazionale in cui essi vivono.
La psichiatria non indaga mai la dimensione sociale delle persone, quali e come sono i loro rapporti con gli altri, il loro lavoro, la loro vita sentimentale. Così come la maggior parte delle scienze mediche odierne, la psichiatria si limita a considerare l'individuo come un organismo puramente biologico, completamente determinato dal suo corredo genetico, e per nulla influenzato dal mondo in cui vive.
Ma se proviamo ad osservarlo un po' meglio, questo mondo con cui ogni giorno siamo costretti a scontrarci, più che a confrontarci, forse le cose sembrerebbero diverse.
Non è "pazzia" pagare per tutto, per mangiare, per non mangiare, per divertirsi, per annoiarsi, per andare a scuola e persino per respirare?
Non è "schizofrenico" subordinare il diritto di cittadinanza al lavoro salariato, in una società in cui il lavoro fisso non esiste più?
Ma tutto questo è NORMALE, mentre il "pazzo", il "folle", lo "schizofrenico", lo "psicotico", è colui che non accetta tutto ciò perché non abbastanza narcotizzato dai media o dalla dottrina cattolica per farlo.

Le leggi del centro-destra non fanno altro che ribadire le linee generali della 180, anche se a volte riescono a peggiorare una situazione già di per sé drammatica.
La possibilità di sottoporre gli individui a T.S.O. è ora semplificata. Le leggi non riconoscono più le 3 clausole per cui era possibile, secondo la 180, sottoporre un individuo a ricovero coatto: pericolosità per sé e per gli altri, rifiuto delle cure, incapacità di rendersi conto del proprio stato di salute.
Tra queste, tra l'altro, la seconda è quella a cui da sempre chi porta avanti la pratica antipsichiatrica si era appigliato per liberare le persone dalle fitte maglie della psichiatria.
Oltre a ciò scompare la firma del sindaco che, se pur formalmente, manteneva un minimo di garanzia all'individuo.
A conti fatti, la psichiatria esce completamente incolume da questa ennesima riforma che riconferma pieni poteri agli psichiatri e dignità di scienza a una disciplina che ha più a che fare con la magia che con la medicina.

La psichiatria è una delle più efficaci forme di controllo sociale, di cui il potere si avvale.
Gli psicofarmaci sono come camicie di forza, così efficaci da agire direttamente all'interno del cervello e del corpo e da impedire di vedere e vivere le contraddizioni.
I farmaci avvelenano giorno dopo giorno gli individui e sopiscono ogni istinto vitale, primo fra tutti la forza di volontà. Sono compatibili, anzi utili e funzionali al sistema, che mira a riassorbire la contraddizione fissando il soggetto nel ruolo di malato, piuttosto che lasciare libera una persona di esprimersi al di fuori dei codici comportamentali.
Come sono in costruzione nuove carceri , lo sono anche nuovi manicomi, l'altra istituzione totale, tramite la quale la psichiatria esprime al meglio il suo carattere violento e repressivo.
Il pensiero psichiatrico si nutre giorno dopo giorno del pregiudizio esistente intorno alla "malattia mentale", alla diversità, alla unicità.
Se non rispetti la legge, sei un criminale da incarcerare, se non ti uniformi sei diverso, folle, da isolare.
Dentro questa gabbia, tempi e luoghi per vivere sono già stabiliti: è contemplata l'ipotesi che l'individuo possa provare dolore, o qualsiasi altro tipo di emozione, ma non gli viene riconosciuto il diritto a esprimere e gestire se stesso come meglio crede.

Chi stabilisce il criterio di normalità?

Chi scrive ciò che è lecito fare o non fare?

Nessuna istituzione e nessun individuo ha il diritto di decidere sulla vita di un altro.

NE' MANICOMI - NE' GALERE!

Collettivo Antipsichiatrico Violetta Van Gogh


Cosmofarm

Documenti — Inviato da violetta @ 18:54

volantino distribuito in occasione del convegno delle multinazionali spacciatrici di farmaci

IL CAPITALE CI CURA PER SFRUTTARCI.
Ci troviamo a Bologna -che ha la sventura di ospitare il convegno delle maggiori multinazionali farmaceutiche-per dire BASTA al loro sporco commercio sulle nostre menti. Chi come noi vuole oggi attualizzare una battaglia antipsichiatrica non puo' non misurarsi con il dilagare della CULTURA DELLO PSICOFARMACO: ce ne son di tutti i tipi per ogni occasione e per ogni fascia d'eta', dai problemi d'apprendimento del bambino, alle crisi amorose e familiari dell' adolescenza fino al magico mondo del lavoro dove i ritmi sempre crescenti e le garanzie sempre minori rendono gli psicofarmaci il partner quotidiano di schiere di lavoratori sfruttati, demotivati e secondo le diagnosi, malati. Lo psicofarmaco sembra cosi' diventare necessario nell' affrontare la misera quotidianita' e nello stesso tempo per non uscire dai binari della "normalita'" fatta di obbedienza. si svela cosi' LA SOLA VERA FUNZIONE DELLO PSICOFARMACO: QUELLA DI CONTROLLO.

L'uso strumentale che il potere ha fatto della pur condivisibile legge 180 (legge Basaglia del '78) sulla chiusura dei manicomi, ha fatto credere che la non-segregazione dei soggetti ne potesse significare di per se' la liberazione dallo stigma della malattia mentale; in realta' le cose non sono cambiate affatto: le strutture segregative esistono ancora: gli OPDC (ospedali psichiatrici di diagnosi e cura) con i loro satelliti; TSO (trattamento sanitario obbligatorio) e elettroshock, le strutture di assistenza pubblica vengono dimesse liberando spazi di profitto per i privati, il cosiddetto no profit paradiso delle cooperative, su tutto questo cresce l'uso capillare del farmaco che in assenza di alternative consente di contenere il disagio tra le mura domestiche rendendolo compatibile sia con la morte dello stato sociale e dei diritti che esso avrebbe dovuto garantire, compreso quello alla salute, sia con la mai messa in discussione dell' autorità psichiatrica che oggi, non meno di ieri, demarca con scientifica arroganza il confine tra normalita' e malattia.

Altro potente motore di diffusione dello psicofarmaco, e' di certo l'industria farmaceutica, gemella della psichiatria, con la quale inventa nuovi rimedi per sempre nuovi disturbi, e viceversa. Addirittura il ministro Veronesi dice di voler "rivedere" il sistema dei ticket sui farmaci di nuova generazione (come gli antipsicotici atipici, che hanno "provata efficacia e minori effetti collaterali") siano accessibili a tutti. La preoccupazione non e' quella di dare una casa o di trasmettere cultura, ma di dare PSICOFARMACI GRATIS (che vengono cosi' equiparati a farmaci salvavita!). Siamo per l'ennesima volta cavie: un topo, un coniglio, un bambino, che dignita' hanno? L'importante e' ragionare in termini di profitto e funzionalita' sociale, subire una cultura in cui chi non si uniforma ai comportamenti dettati dalla societa' e' da<br />
considerarsi malato.

Non esiste e non esistera' mai una scienza del comportamento!!


Stop_elettroshock

Documenti — Inviato da violetta @ 18:45

...distribuito all'iniziativa contro Cassano a Pisa...

Nel nuovo millennio -quando tutti parlano di progresso- continua ad insediarsi un vecchio fantasma, la malattia mentale e con essa la pseudo soluzione dell'elettroshock.

Non bastava l'autorita' tutta Toscana "del nostro mito" Gianbattista Cassano. Ad aumentare il potere di questo individuo ci ha pensato la Bindi con la sua circolare del 2/12/1996 che prevede la reintroduzione di questa pratica nei casi di depressione, schizofrenia, catatonia, sindrome maligna da neurolettici (per confermare quanto anch'essi siano utili!!!!!), gravi disturbi mentali in corso di gravidanza e psicosi puerperali ecc. ecc...quando la "terapia" farmacologica è inefficace.

chi lo ha inventato:

II "genio", colui che ha avuto questa trovata e' Cerletti, che, dopo accurate ricerche sui maiali (nei mattatoi di Roma), decide di utilizzarlo sull'uomo come "rimedio" alla pazzia (1938, leggi razziali).


in cosa consiste l'elettroshock:

Consiste nel far passare tra due elettrodi, posti alla base del cervello, una corrente elettrica alternata con un voltaggio da 180 a 460 Volts. Questo passaggio di corrente stravolge almeno momentaneamente (e chissa' cosa succede dopo...) l'equilibrio cerebrale, si perde conoscenza e si hanno delle convulsioni. Poichè la scarica provoca perdite di memoria e' possibile che il "paziente" si senta un po' meglio subito dopo. Se infatti tu dimentichi i motivi della tua tristezza sei meno triste.

Perche' torna d moda:

Essendo considerato un intervento chirurgico chi lo pratica ovviamente ci guadagna bene. Non importa se chi lo subisce non ha il diritto di scegliere se dare il proprio consenso; che valore ha il consenso di chi e' considerato incapace di intendere e di volere? L'elettroshock e' stato ed e' usato con persistenti e sistematici abusi, dietro una parvenza di scienza, per ridurre chi e' scomodo ad un vegetale.


CASSANO E' UN ASSASSINO: DOBBIAMO FARLO SMETTERE! NO ALL'ELETTROSHOCK, NO AGLI PSICOFARMACI, NO AI TSO E AD UN QUALSIASI APPROCCIO PSICHIATRICO FRA LE PERSONE.


I nuovi antipsicotici

Documenti — Inviato da violetta @ 18:20

intervento di disturbo al convegno sui nuovi farmaci

NUOVI ANTIPSICOTICI: DALLO SPACCIO INTERNAZIONALE ALLA TORTURA CLINICA

A cosa serve una tavola rotonda a cui partecipano l'Università di Firenze, l'Azienda ospedaliera di Careggi, le A.S.L di Firenze e Prato, e i dirigenti della multinazionale farmaceutica ELi LILLY, nota soprattutto per l'invenzione del PROZAC, meglio conosciuto come "Pillola della Felicità"? (Continua)

Roba da pazzi

Documenti — Inviato da violetta @ 18:08

Volantino sul Ritanil, distribuito all'uscita delle scuole

Roba da Pazzi

Prima di dimettersi il Ministro della Sanita' Veronesi ha concesso il permesso per la distribuzione e l'utilizzo del Ritanil anche in Italia.

Cos'e' il RITANIL? Cos'e' l' A.D.H.D. ?

A.D.H.D. e' la sigla che sta ad indicare la ATTENTION DEFICIT HYPERACTIVITY DISORDER ovvero DISTURBO dell' ATTENZIONE e IPERATTIVITA'. La psichiatria americana che non ha mai smesso di renderci partecipi dei suoi "meravigliosi ritrovati e rimedi" ha preteso questa volta di mettere in relazione due variabili del comportamento infantile quali l'attivita' e l'attenzione.Secondo questi dottoroni della mente l'iperattivita' dei bambini costituisce un grave ostacolo al mantenimento dell'attenzione e all'apprendimento ed e' da considerare e curare, al pari di ogni altro "disturbo del comportamento", con l'uso di psicofarmaci nello specifico con il RITANIL. una "smart drug" (una delle tantissime "droghe ganze" raccomandate come stimolanti nei periodi di stress da lavoro, da studio, ecc... e vendute senza prescrizione medica in farmacia) ha in realta' come componente base il METILFENIDATO, sostanza simile alle ANFETAMINE che stimolano il sitema nervoso centrale; inoltre coloro che tanto lo sponsorizzano non hanno ancora compreso come uno stimolante possa avere effetti calmanti.                                           
II RITANIL viene prodotto dall'arcinota Multinazionale multimiliardaria NOVARTIS gruppo egemone nel ramo farmaceutico e non solo a cui ha fatto la corte lo stesso Dipartimento del Farmaco del Ministero della Sanita' a riprova della funzione di sostegno e favoreggiamento che le istituzioni svolgono nei confronti dei capitali privati.

Possiamo stare tranquilli !

Ci saranno farmaci per ogni occasione, per ogni fascia d'eta', per regolare ogni stato d'animo. Si inizia da piccoli a familiarizzare con lo psicofarmaco; basta poco: «non si corre per i corridoi», «non parlare, scrivi», « stai seduta composta » ; si prosegue alle "scuole alte" « studia o sarai un disoccupato », « impeganti o ti troverai sempre male nella vita», « i tuoi genitori vogliono dei risultati », per finire nel magico mondo del lavoro dove i ritmi sempre crescenti e le garanzie sempre minori rendono gli psicofarmaci il partner quotidiano di schiere di lavoratori e lavoratrici sfruttati/e, demotivati/e e, secondo le diagnosi malati/e.

Siamo per l'ennesima volta cavie: un topolino, un coniglio, un bambino che dignita' hanno? L'importante e' ragionare in termini di profitto e funzionalita' sociale, subire una cultura in cui chi non si uniforma ai comportamenti dettati dalla societa' e' da considerarsi malato. La scuola la vediamo drammaticamente protagonista in questo processo di PSICHIATRIZZAZIONE della VITA QUOTIDIANA: le classi vengono accorpate aumentando il numero di alunni e riducendo i posti di lavoro, la nuova riforma sottrae finanziamenti alla didattica ed apre agli investimenti privati, lo stato dice di non avere soldi per le attivita' mentre spende miliardi nell'acquistare Ritanii e altre porcherie, anche agli insegnanti si tenta in ogni modo di far assumere funzioni di controllo e disciplinamento nei confronti dei loro studenti rendendo il loro compito sempre piu' simile a quello di un secondino e gli studenti sempre piu' simili a degli idioti passivi e docili amanti della normalita'.

Non esiste e non esisterà' mai una scienza del comportamento !!!

Mamme aprite gli occhi. Bambini chiudete le bocche !!!

Gruppo Antipsichiatrico Violetta VanGogh


Riprendiamoci le case e il diritto ad abitare il nostro cervello!

Documenti — Inviato da violetta @ 17:53

Volantino di collaborazione tra il Collettivo e Omme (sportello studentesco sul problema casa a Firenze

RIPRENDIAMOCI LE CASE E IL DIRITTO AD ABITARE IL NOSTRO CERVELLO!

Vi starete chiedendo che cosa c'entrano le case con i cervelli e le anime, cosa lega il bisogno di una casa con i movimenti di stanchezza del nostro sistema nervoso, cosa hanno in comune uno sportello per il diritto alla casa e un collettivo di controinformazione sugli usi e gli abusi psichiatrici. (Continua)

Progetto Prisma

Documenti — Inviato da violetta @ 17:32

INFORMAZIONE SUL “PROGETTO PRISMA”

Attenzione, la psichiatria entra nelle scuole…

In questi mesi nelle scuole di sei città italiane, tra cui Pisa, si sta svolgendo una ricerca di tipo epidemiologico (il progetto Prisma) che cerca di individuare problemi comportamentali e un non specificato "disagio e malessere psicologico” di preadolescenti (12-14 anni). Il progetto consiste nella distribuzione, già avvenuta, di un questionario a genitori e insegnanti seguito da un colloquio tra degli psichiatri e un campione casuale di genitori e bambini. (Continua)

Ritanil e psichiatria: tenere lontano dalla portata dei bambini

Documenti — Inviato da violetta @ 17:05

Comunicato contro la reintroduzione del ritanil

RITALIN E PSICHIATRIA: TENERE LONTANO DALLA PORTATA DEI BAMBINI
ovvero controllo sociale preventivo: bambini schedati e psichiatrizzati

Tra 6 mesi verrà re-introdotto in italia il RITALIN, psicofarmaco prodotto dalla NOVARTIS per la cura del disturbo ADHD ( deficit di attenzione e iperattività). La C.U.F. ( Commissione unica del Farmaco) ha approvato la reintroduzione di questa anfetamina, ignorando volutamente i 2900 effetti collaterali fra cui il decesso. Il RITALIN( principio attivo METALFENILDATO) e' stato messo fuori commercio in Italia nel 1989, perche' considerato una droga; si trova infatti nella tabella 1 degli stupefacenti assieme ad Eroina, Cocaina, Oppiacei, LSD, ecc... .

Guardacaso la reintroduzione coincide con la fine di una ricerca in atto dal 2002 denominata "Progetto Prisma", attivata nelle scuole di 6 citta' campione ( Lecco, Milano, Rimini, Pisa, Roma e Cagliari) promossa dall' Istituto Superiore della Sanità e finanziata dallo stesso Ministero della Sanità. Questa ricerca si serve di un questionario rivolto ai genitori sui comportamenti dei figli ( ragazzi della scuola medie tra gli 11 e i 14 anni) con l'obiettivo di rilevare la cosiddetta Sindrome di ADHD. In ambito psichiatrico si afferma infatti che i bambini troppo distratti e vivaci sono malati a livello organico, quindi, da curare con lo Psicofarmaco. Si arriva a psichiatrizzare fin dai primi anni bambini vivaci e distratti senza peraltro tenere conto del contesto sociale in cui atteggiamenti, comportamenti, modi di essere e pensare si sviluppano.

Questi "colpevoli iperattivi" che assumeranno il RITALIN saranno oltretutto schedati in un registro nazionale dell'Istituto per la Sanità. Tutto questo calza a pennello con 'attuale modello scolastico improntato ai "valori" della competitività, della produttivita' e dell' omologazione che stanno alla base della stessa riforma Moratti responsabile dei tagli al personale, al tempo pieno e prolungato, alle attività didattiche, ecc... . I

Bambini immigrati con difficolta' linguistiche e "culturali", quelli delle classi subalterne le cui famiglie non possono sostenere i costi delle ripetizioni private, i tradizionali " ultimi della classe", e chiunque abbia problemi d'apprendimento in genere, rischiano di vedersi trattati come "malati", come portatori di problemi individuali, di origine organica senza alcuna relazione con il contesto ambientale e sociale e quindi psichiatrizzati. Tutto questo a vantaggio delle multinazionali che producono e commercializzano il RITALIN.


I non-luoghi della repressione

Documenti — Inviato da violetta @ 17:39

iniziativa pubblica su carcere, tossicodipendenze e psichiatria

NON/LUOGHI DELLA REPRESSIONE

...di respirare la stessa aria dei  secondini non ci va...

VENERDì 8 NOVEMBRE ORE 14:00

facoltà di scienze dell'educazione via del parione 7

Diffusione capillare sul territorio , crescita esponenziale del controllo sociale "a misura d'uomo": questo  e' il meccanismo con cui le istituzioni totali continuano , oggi, ad esercitare il loro potere invasivo che non ammette repliche.Le riforme e le leggi che si sono susseguite negli anni, per tentare di rendere piu' umane strutture detentive come il carcere e il manicomio , non hanno minimamente scalfito il loro carattere repressivo e totalitario .

Sia la legge 180 (legge Basaglia ) relativa alla chiusura dei manicomi , che la legge Gozzini del 86 sul carcere, solo in un primo momento sono sembrate capaci di apportare mutamenti significativi in senso democratico e di estensione dei diritti .In relta' entrambe hanno aperto la strada alla reazione di luoghi alternativi in cui la coercizione e il sopruso si mascherano dietro termini piu' rassicuranti come trattamenti e terapie.

La creazione di servizi territoriali decisa dalla 180 (centri di salute mentale, case famiglie ecc..) e i vari regimi di detenzione attenuata come la semiliberta' e l ' affidamento ai servizi sociali, non sono in realta' una vera e propria alternativa all' istituzione totale ( carcere e manicomi). Al contrario tali innovazioni non servono ad altro che a potenziare  e ad allargare, aldila' delle mura di questi ghetti, le funzioni punitive e detentive dell' istituzione stessa.

Il principio di esclusione arriva ovunque , in ogni ambito della quotidianita' ed e' affidato a strutture  sociali  il cui compito si riduce sempre piu' al controllo e al contenimento.

Ma la continuita' tra psichiatria e carcere non si esaurisce qui. Entrambe fondano i loro giudizi e le loro decisioni sull' imperativo Sorvegliare_punire_ premiare e sulla piu' completa arbitrarieta' con cui si stabilisce chi e' conforme e quindi&quot; libero&quot; e chi , invece , si rifiuta di "normalizzarsi" e, dunque, va rinchiuso.

Ma non e' tutto ! Con le nuove proposte di legge dell' attuale governo di centro_ destra la situazione si avvia verso un sostanziale peggioramento: per quanto riguarda i T.S.O. ( trattamento sanitario obbligatorio) si eliminano le, seppur formali, garanzie che permettevano di limitare, per quanto possibile, lo strapotere degli psichiatri.

Si torna a parlare di CRONICITA' della malattia  per giustificare  l'inevitabilita' di trattamenti e cure  che durano  tutta la vita.  Ma soprattutto si riaprono i manicomi attraverso nuove strutture , dette S.R.A. (strutture residenziali a assistenza continuata), che ripropongono i modi e i criteri dei vecchi istituti di   contenzione .

Queste nuove istituzioni, inoltre, "ospiteranno" non solo pazienti psichiatrizzati, ma anche ex detenuti degli O.P.G, oltre che alcolisti e tossicodipendenti ai  quali si applichera' la famosa "doppia diagnosi".
Tossici e alcolisti si drogano e bevono semplicemente perche' "malati di mente": ogni motivazione sociale o interpersonale viene completamente cancellata. E questa colpa individuale giustifica sempre piu' il fatto che essi vengano considerati non solo malati ma anche criminali, la cui presa in carico non viene piu' gestita dal sociale ma dalle forze dell' ordine.

Ci sembra necessario mettere in discussione le pratiche di esclusione e reclusione indirizzate a tutti quelli che non accetttano il sistema di valori imposto dalla societa' capitalistica.

Ci sembra necessario rompere il silenzio che permette il perpetuarsi della brutalita' di tutte le istituzioni totali.

NE' MANICOMI NE' GALERE

Collettivo antipsichiatrico Violetta Van Gogh

in collaborazione con:

Telefono Viola di Milano - Coll. autonomo di Scienze politiche di Pisa - Spazio antagonista Newroz Pisa



Powered by LifeType, NoBlogs.org and A/I Collective