violetta

24 Ott, 2004

Riprendiamoci le case e il diritto ad abitare il nostro cervello!

Documenti — Inviato da violetta @ 17:53

Volantino di collaborazione tra il Collettivo e Omme (sportello studentesco sul problema casa a Firenze

RIPRENDIAMOCI LE CASE E IL DIRITTO AD ABITARE IL NOSTRO CERVELLO!

Vi starete chiedendo che cosa c'entrano le case con i cervelli e le anime, cosa lega il bisogno di una casa con i movimenti di stanchezza del nostro sistema nervoso, cosa hanno in comune uno sportello per il diritto alla casa e un collettivo di controinformazione sugli usi e gli abusi psichiatrici.

Partendo dalla considerazione generale che tutti noi siamo materialmente condizionati dall'ambiente in cui si nasce, si cresce e si vive, riteniamo che i problemi legati al così detto "disagio psichico" non possano essere decontestualizzati rispetto ai meccanismi di potere e al sistema economico su cui questa società si regge. La mancanza di una casa, la costante precarietà del lavoro e la logica di mercato applicata a qualsiasi tipo di bisogno, sono, al contrario, le cause prime di frustrazione, rapporti alienanti/ alienati, isolamento, disagio materiale ed emotivo.

Lavorare 8 ore al giorno per pagare a malapena l'affitto della casa in cui abiti, tornare stanco e nervoso, per mangiucchiare velocemente un piatto di cibo o.g.m., (se non puoi permetterti il biologico, questi metti in corpo!), lasciarsi narcotizzare dalla televisione, che ti ripete quanto sei fortunato a poter usufruire delle infinite merci che ti vengono proposte per colmare la miseria a cui ti inchiodano... Tutto questo, non provoca ansia, stress, paura, confusione?

Ugualmente per il microcosmo scolastico, dove si imparano obbedienza e competitività, e dove si apprendono nozioni che soffocano il nostro senso critico, pena l'azzeramento della "tabella a punti" che ci rappresenta.

Sono tante persone che da anni marciscono nelle liste d'assegnazione dell'ufficio casa e che sono arrivate a gesti estremi, incatenandosi davanti all'ufficio stesso o minacciando di darsi fuoco in consiglio comunale. L'unica risposta è stata il T.S.O. immediato e la prescrizione di psicofarmaci, perché, in un sistema economico basato sulla disuguaglianza, è evidentemente più funzionale azzerare la testa di un individuo e mascherare così la contraddizione, invece di affrontare i problemi reali di ognuno.

Se non hai la casa, e non l'hai scelto, vai fuori testa; senza muori di freddo, non ti lavi, non lavori, non ti riposi, non dormi. Inoltre la casa non è solo una risposta a delle esigenze prettamente materiali, ma è un rifugio, un luogo solo nostro, all'interno del quale , non valgono più i valori e codici comportamentali ai quali siamo costretti ad adeguarci quotidianamente, a scuola, al lavoro e soprattutto in famiglia.

Infatti è proprio all'interno del nucleo familiare che i comportamenti non rispondenti alle regole prestabilite vengono interpretati come incapacità di adattamento da parte dell'individuo, da curare tempestivamente ricorrendo allo "specialista". Inizia così un iter terapeutico irreversibile che, invece di risolvere i problemi e i conflitti, finisce per acuire proprio i contrasti e le contraddizioni che nascono all'interno<br /> dell'istituzione familiare stessa.

La famiglia si trasforma in cassa di risonanza per i giudizi degli psichiatri che, forti della loro incontrastata autorità, impongono arbitrariamente le loro categorie omologanti e normalizzanti, privando definitivamente l'individuo del proprio diritto alla libertà e all'autodeterminazione.

Collettivo Antipsichiatrico Violetta Van Gogh


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