violetta

01 Apr, 2005

Cosa c’entrano gli sfratti con gli usi e gli abusi psichiatrici?

Documenti — Inviato da violetta @ 11:49

Vogliamo denunciare uno dei tanti sfratti che quotidianamente vengono eseguiti a Firenze.

E’ la storia di una giovane donna, incinta di sei mesi, mamma di una bimba di 10 anni, di origine marocchina e cittadina italiana da dieci anni...

Trovandosi in difficoltà a pagare 1200 euro di affitto al mese, si rivolge ai servizi sociali per avere un aiuto economico. L’assistente sociale, anziché proporre una soluzione abitativa, le fissa un appuntamento con lo psichiatra. Siamo a febbraio del 2004.

Intanto il tempo passa senza che la situazione cambi. Il giorno dello sfratto, fissato per il 3 dicembre, nonostante l’ufficiale giudiziario avanzi l’ipotesi di rinviare il provvedimento di un mese, l’assistente sociale insiste per una soluzione inadeguata e crudele: il ricovero coatto in psichiatria!

Quindi arriva un’ambulanza e, nonostante la donna mostri un certificato medico che le prescrive riposo per il rischio di aborto, viene bloccata in un angolo da cinque uomini, gettata sul letto e, tenuta ferma, le vengono praticate due iniezioni pesantissime per sedarla. Si saprà, diversi giorni dopo, che i farmaci in questione sono due neurolettici (antipsicotci), Largactil e Farganesse, quest’ultimo è un antistaminico che amplifica e potenzia l’effetto degli antipsicotici, con il risultato di una sedazione immediata. Questi farmaci, che provocano in genere gravi conseguenze,  possono avere, come sottolineato anche dal Ministero della Salute, “effetti dannosi sul feto in qualsiasi periodo della gravidanza. E’ importante tenere sempre presente questo aspetto prima di effettuare una prescrizione in una donna in età fertile. Questi farmaci possono alterare la crescita e lo sviluppo funzionale del feto, o avere effetti tossici sui tessuti fetali”.

Subito dopo, con una diagnosi di “agitazione psicomotoria dovuta allo sfratto” (oltre al danno la beffa!), la donna viene ricoverata nel reparto di psichiatria a S. M. Nuova con una proposta di T.S.O.In realtà il medico e gli infermieri dell’ambulanza, oltre a tutti i presenti, complici del violento sfratto, hanno messo in pratica un vero e proprio sequestro di persona! Non si può parlare di trattamento sanitario obbligatorio infatti perché: non c’è stata una visita psichiatrica, non é stato convalidato il T.S.O. da un secondo medico del servizio pubblico, come d’obbligo di legge, quindi mancava ovviamente anche il provvedimento del Sindaco e la conseguente notifica. Come se tutto questo non bastasse, la persona non è stata informata né su quali psicofarmaci le hanno forzatamente iniettato, né sulla struttura di ricovero.

Al risveglio, diverse ore dopo, lo psichiatra di turno in reparto non le comunica il regime di ricovero e, mentendo, dice che deve rimanere lì per sette giorni come se fosse in T.S.O., compiendo così un abuso in atti d’ufficio. Dopo tre giorni di reclusione, le conseguenze dei maltrattamenti subiti le provocano una minaccia d'aborto: passerà dodici giorni in ginecologia a Torregalli.

In un sistema economico basato sulla disuguaglianza, un esplicito bisogno economico e sociale, come quello della casa, viene considerato e trattato come un disturbo della mente. Tutto ciò prefigura il completo spostamento del disagio sociale, e in primo luogo abitativo, all’interno di problematiche psichiatriche. Spostare il problema, facendo passare una contraddizione sociale come una malattia organica o mentale serve a estendere il controllo e la possibilità di intervento.

E’ evidentemente più funzionale etichettare un individuo come pazzo ed escluderlo, mascherando così la contraddizione, anziché affrontare i problemi reali di ognuno. Sono tante le persone che da anni marciscono nelle liste d'assegnazione dell'ufficio casa. Il T.S.O. immediato e la prescrizione di psicofarmaci non devono diventare possibili risposte.

Del resto l’esclusione sociale ha radici antiche: nel 1657 nasce a Parigi il prototipo dei futuri manicomi, l’Hôpital  général, per recludere poveri e mendicanti.Per il sistema dominante è stato da sempre più accettabile un “pazzo” rinchiuso in manicomio che l’evidenza della disfunzionalità del  sistema stesso.

Oggi le cose sono solo apparentemente cambiate. La tutela dei diritti, rappresentata dalla legge in vigore, viene frequentemente elusa dalla psichiatria con la connivenza politica.

Nella nostra esperienza di collettivo antipsichiatrico, e dopo un anno di Telefono Viola, abbiamo raccolto numerose testimonianze e denunce sugli abusi della psichiatria. La storia che abbiamo raccontato non è un caso isolato. Abbiamo visto la psichiatria all’opera con i bambini, con la sperimentazione di farmaci potenzialmente mortali, conosciamo la pratica dell’elettroshock per la “cura” di sofferenze esistenziali e denunciamo ogni giorno le pratiche coercitive che la contraddistinguono. 

La psichiatria esce allo scoperto e si mostra nel ruolo che più le compete, una forma subdola e violenta di controllo sociale!


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